sintesi di Anna Orsini
Silvia Ornaghi è l’autrice dell’articolo “Sereni distaccati, ma presenti” pubblicato sul n. 100 di Agosto/Settembre 2020 della rivista Vivere lo yoga.
Uno degli obiettivi dello Yoga è di evitare che la mente venga assalita dai pensieri e si disperda naufragandoi nella sofferenza. La capacità di attenzione, se padroneggiata, consente un atteggiamento di distacco dal mondo circostante che non è un estraniarsi ma solo un sentirsi meno coinvolti e quindi meno stressati.
La mente tende ad enfatizzare il messaggio delle emozioni e fatalmente la psiche elabora giudizi. La mente è “discriminante” ed è “pensiero”.
Senza il necessario distacco si dà corso ad un processo di esclusione. Evitare di essere schiavi dei propri pensieri, delle proprie opinioni e identità apre le porte alla consapevolezza.
La consapevolezza non è “pensiero” ma una forma di saggezza che non giudica la qualità delle cose ma piuttosto le “conosce” per ciò che sono.
Patanjali insegna a distaccarci dal mondo e a divenire consapevoli di sé, guardando al proprio interno (Pratyahara).
Durante questo stato d’essere i sensi si distaccano dalla percezione ordinaria e si concentrano su noi stessi l’attenzione, senza distrazioni esterne.
La pratica di asana e pranayama che precede l’astrazione dai sensi per il raggiungimento della meditazione (dhyana) è senza dubbio di grande aiuto.
Gli asana eseguiti consapevolmente, con respiro calmo e regolare, senza la componente agonistica, favoriscono il giusto assetto corporeo. Gli asana, stimolando i plessi nervosi, agiscono sull’intero sistema di regolazione psico-neuro-endocrino immunitario e sulla produzione di endorfine (ormoni della felicità).
Sono sostanze chimiche naturali con un marcato effetto analgesico; sono in grado di attivare i centri del piacere, danno una risposta positiva a stimoli come dolore o stress.
Per recuperare la calma interiore, un’altra componente fondamentale è il respiro; controllandolo in modo consapevole attraverso le diverse tecniche, si attivano i lobi frontali creando un conseguente movimento energetico finalizzato alla serenità interiore. La mente, libera da condizionamenti, è “centrata”.
I cinque sensi sono le “antenne” per captare il mondo esterno. Attraverso il pratyahara i sensi sono assorbiti affinché ci si possa sintonizzare col proprio mondo interiore.
